| Qui sotto un sigillo che vorremmo vedere più spesso sui prodotti a base di vero burro di karité.

Puro? Selvaggio? Raffinato? Non raffinato? Da una decina d'anni il burro di karité è diventato l'ingrediente di base dei prodotti di cura e d'igiene della pelle e dei capelli. Utilizzato in shampoo, creme, rossetti, balsami, non esiste purtroppo nessuna regola per il burro di karité. Possiamo dunque assimilare il burro di karité al vino o all'olio d'oliva o a qualsiasi altro prodotto la cui qualità dipende dal suolo che lo nutre e dal processo di produzione. L'offerta del karité sembra quindi un “ballo in maschera” dove ogni marca decide nome e origine del proprio karité. Ecco dunque “karité puro” in una crema che contiene moltissima acqua o “selvatico” per giustificare un cattivo odore mal celato, “100% naturale” ma stranamente bianco come neve, originario del Messico, della Provenza o del Mumbai! Rare sono, sul mercato europeo, le marche che propongono e rivendicano l'offerta di un burro di karité puro e non raffinato Il Karité è un albero al 100% africano e il mercato europeo è pieno di karité raffinato. Inoltre, per proporre un burro di karité non raffinato di qualità (fresco, purificato naturalmente, di colore giallo chiaro con un tasso superiore di insaponificabile), bisogna essere presenti alla fonte ed essere sul luogo vivino alle produttirici. Ecco perché sono i piccoli mezzi e le marche bio e equo-solidali che propongono del burro di karité non raffinato.
E' praticamente impossibile, oggi, sapere se il burro utilizzato in un certo prodotto sia raffinato o meno.
Raffinando il burro di karité, questo perde una buona parte dei principi attivi riparatori, ad esempio il tasso di insaponificabile o l'acido linoleico (anti infiammatorio e antiallergico). |